Quattro chiacchiere con Stefania Gaetani

Cordiale, solare sorridente. Difficile guardare Stefania Gaetani e non pensare che le donne del Sud sono proprio belle.

 

Incontro Stefania al Bar Cafè Manhattan di Cassano All’Ionio. Tutto sommato, non ho intenzione di dare alla nostra chiacchierata il rigore dell’intervista formale. E per rompere il ghiaccio un buon aperitivo e qualche stuzzichino, mi sembra l’ideale. Stefania è candidata nella lista “Per amore di Cassano”, una delle otto liste che formano l’Alleanza Civica Democratica Riformista, la coalizione che sostiene la candidatura a Sindaco di Gianni Papasso. Ovviamente la prima domanda è di rito.

 

“Stefania è la prima volta che ti candidi?”.

“No. La prima esperienza l’ho fatta nel 2013, sempre nella coalizione che sosteneva la candidatura a sindaco di Gianni Papasso”.

“Per una donna è sempre un po’ difficile occuparsi di politica. I tempi delle donne ancora non sono rispettati. Tu come concili i ruoli di imprenditrice, moglie, mamma e adesso anche politica?”.

“Cerco di organizzarmi. Non nascondo che spesso mi tocca fare salti mortali ma, per fortuna, posso contare sull’appoggio incondizionato di mio marito e della mia famiglia la quale è sempre presente”.

“Perché hai scelto di candidarti?”.

 “La politica è stata sempre una mia grande passione. Oserei dire un sogno che ho inseguito con tutta me stessa. Non a caso per realizzarlo ho fatto un percorso al contrario: mi sono prima sposata, ho avuto tre figli, ho iniziato a lavorare e poi mi sono laureata in Scienze Politiche. La scelta della facoltà, ovviamente, è stata dettata sempre dall’interesse che ho per il diritto, per la politica e, perché no, anche per la comunicazione. Non dimenticare che io gestisco un’attività commerciale e se non fossi una buona comunicatrice, non potrei riuscire nel mio lavoro”.

 

Mentre lei parla, ho la conferma di quanto le donne del Sud possano essere determinate, volitive e intelligenti.

 

“Dopo la laurea – continua Stefania – non mi sono fermata. Infatti, adesso sto seguendo un Master in Euro-progettazione. Oggi si sente tanto parlare di Fondi UE conoscerne la natura è indispensabile per qualsiasi attività si voglia intraprendere”.

“Un argomento che cade a fagiolo, come si suol dire, perché proprio domani l’europarlamentare del PD Gianni Pittella sarà a Cassano per sostenere la candidatura di Gianni Papasso e per parlare dei fondi europei. Parlerà dei fondi strutturali e ci dirà quali sono i canali che si possono attivare per intercettare finanziamenti finalizzati, per esempio, alle infrastrutture, considerato che la programmazione 2014-2020 esclude che i fondi possano essere utilizzati per opere infrastrutturali”.

“Vero. Se non vado errato con i Fondi Strutturali Europei le uniche infrastrutture che si potranno finanziare sono quelle inerenti al completamento dei Grandi Progetti avviati. Se non ricordo male uno di questi è il collegamento stazione di Lamezia Terme – Aeroporto. In ogni modo Fondi UE cui poter attingere ce ne sono tanti e con questi si potrebbe fare davvero molto. Devo però, con un pizzico di rammarico, rilevare che spesso mancano le giuste competenze. Ho dato uno sguardo all’erogazione dei fondi diretti e ho notato che per attivarli si entra in una giungla burocratica. Bisogna costituire partenariati con organizzazioni, regioni e Paesi limitrofi, perché più partner entrano a far parte dello stesso progetto, più è facile accedere ai finanziamenti. Bisogna progettare, pianificare, costruire relazioni. Insomma, si tratta di un lavoro entusiasmante ma lungo e duro. Senza le energie e le professionalità adatte, non si va da nessuna parte”.

“Certo senza le professionalità idonee e la giusta cabina di regia, le due parole “Fondi UE” rischiano di rimanere relegate a un mero slogan elettorale. Perciò nell’amministrazione il tuo sarebbe un ruolo strategico. Questo la dice lunga sull’importanza delle donne in politica. Quote rosa a parte. A proposito tu che cosa pensi dell’entrata in politica delle donne per ‘legge’?”.

 “Se non fosse stato per le quote rosa, ci sarebbero ancora poche donne a occuparsi di politica. E questo è un dato inconfutabile. Detto ciò, penso anche che le ‘quote rose’ possano essere un’arma a doppio taglio. A me sarebbe piaciuto che le donne ‘scendessero in campo’, tanto per rubare una frase a qualcuno, per ragioni di pari opportunità. Per questione di equità sociale, per un fatto naturale e scontato.  In breve per una questione di civile parità, pur nel rispetto di un’innegabile differenza di genere. Le donne in politica per “legge” potrebbero, e spero proprio che non sia così, essere solo presenze di facciata dietro le quali si nasconde l’uomo. Il rischio che ciò avvenga esiste perché la donna purtroppo, e non solo al Sud, è ancora vista più come moglie, mamma e compagna che non come imprenditrice, politica o manager. In ogni caso, come già detto, le quote rosa il merito di aver portato più donne in politica lo hanno tutto. Oggi le donne affrontano con determinazione questa campagna elettorale e, almeno le candidate dell’Alleanza Civica Democratica Riformista, la loro voce la fanno sentire, eccome”.

“Quindi per te una rivoluzione culturale per raggiungere le vere pari opportunità non è stata ancora fatta?”.

"Va completata. Dobbiamo assorbire le “quote rosa” come nozione, come strumento. Un po’ come accade per il voto. Anche questo bisogna utilizzarlo nel modo giusto. Il voto dovrebbe essere ponderato e dato in base alla qualità della persona. Bisognerebbe valutare che cosa può fare il candidato che si propone di governarci per migliorare il tuo futuro, quali garanzie di affidabilità offre, quanto può fare per il “bene comune”.

“Pensi che chi l'elettore di Cassano queste valutazioni le faccia?”.

"Non lo so. Io vorrei tanto che le facesse. Vorrei che si uscisse per una volta dalla logica del voto “per piacere”, del voto “per interesse personale”. Per una volta vorrei che si pensasse alla comunità intera. Sai, spesso mi chiedono: ‘Perché ti sei candidata? Tanto la gente vota sempre le stesse persone'. Questa sorta di rassegnazione non mi appartiene”.

“E tu che cosa rispondi?”.

 "Ripondo: ‘Tu non votare gli stessi. Fa una cernita.  Prima valuta il candidato a  sindaco. Poi guarda le liste e fa una scelta ponderata e scegli chi ritieni possa adoperarsi di più per il paese. Alla fine vota secondo coscienza’. Ma non so quanti mi ascoltano”.

 “Se avessi la possibilità di scegliere tu, il giorno dopo le lezioni, quali sarebbe una tua priorità?”.

"La prima? La mia è una priorità immateriale: vorrei mettere in campo tutte le iniziative atte a creare più fiducia nelle istituzioni, in questo caso nell’Ente comunale. Mi rammarica sentire in giro, per esempio che la macchina amministrativa non funziona. Sovente le persone non riescono a trovare risposte, senza contare i rimpalli da un ufficio all’altro”.

“Parli di un modello di amministrazione efficiente e trasparente”.

“Il palazzo comunale deve essere di vetro con la legalità al centro di ogni azione politica e amministrativa. Le competenze non devono mancare, e il rapporto con i cittadini deve essere impeccabile”.

“Ancora una volta sei pronta alla rivoluzione, dunque?

“Sì. Una rivoluzione che la buona politica può fare. D’altra parte il rapporto Ente-dipendenti-cittadini è uno dei punti del nostro programma. Si deve partire non tanto dalla competenza che non manca, ma di un modo nuovo di intendere il ruolo dei dipendenti e degli amministratori: non arroccati sulle proprie posizioni e lontani da tutti ma al servizio della comunità”.

“Che cosa ti spaventa?”.

“Mi spaventa la cattiveria. Quella gratuita legata all’ignoranza e quella violenta e feroce della malavita”.

“Per finire, che cosa diresti al cittadino per farti votare?”.

 “Sai che non ci ho mai pensato? Di primo acchito mi viene da dire che l’unica cosa che posso garantire è la mia onestà. Posso garantire la mia trasparenza, le mie esperienze nel settore commerciale e, grazie ai miei studi, anche le mie competenze in campo amministrativo. Vedi io m’ispiro a due grandi sociologi. Due pensatori che per alcuni versi dicono cose opposte: Robert Putnam e James Coleman. Per dirla in soldoni, per il primo l’uomo è un essere sociale in cui il suo agire è rivolto alla collettività, per il secondo è importante il tornaconto personale. Io metto insieme le due teorie: penso che sia importante un percorso personale di crescita da mettere a disposizione delle collettività”.

 

Che dire? Questa filosofia ci piace e, a dirla tutta, ci sembra un’ottima motivazione. In bocca al lupo Stefania.

 

 Eleonora Gitto

Comitato Elettorale Papasso

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