Antonio Canonico, quando il “Vento del Sud” porta il cambiamento

So bene che le interviste non dovrebbero superare un certo numero di caratteri. Questa è una delle prime regole del giornalismo. Così come sono consapevole che gli scritti troppo lunghi, di solito, non incontrano il favore del lettore. Ma ditemi signori miei, che cosa mai avrei potuto tagliare di questa piacevole e interessante chiacchierata che ho avuto il piacere di fare con Antonio Canonico? Davanti a una pizza e una birra, Antonio ed io di cose ce ne siamo dette tante. Nel risentirle ho deciso di rendervi partecipi quasi di tutto. Perdonate, dunque, se per una volta disattendo le regole del buon giornalista. Ma vi assicuro che è per una giusta causa. Buona lettura. (Eleonora Gitto)

Antonio Canonico, è noto a Cassano non solo per le innumerevoli iniziative culturali messe in campo dall’Associazione “Vento del Sud”, non solo per il suo grande amore per la poesia e per la sua capacità di rimandare a memoria migliaia di versi mirabili scritti da poeti italiani come Leopardi e Foscolo, ma anche per la sua coerente e fattiva attività politica. Nel 2005 fu candidato per RC alle Regionali ottenendo un ottimo risultato personale. Nel 2009, sempre per RC, fu candidato sindaco per Cassano. In queste Amministrative 2016, Canonico si candida come consigliere nella lista “Vento del Sud” formata dalla sua Associazione.  “Vento del Sud” è una delle otto liste che formano l’Alleanza Civica Democratica Riformista nata a sostegno del candidato sindaco Gianni Papasso.

Antonio, è opinione diffusa che uno dei punti caratterizzati del vostro programma è la cultura. E’ così?
Intanto voglio chiarire una cosa: mettere al centro del nostro agire la “cultura”, significa affermare che la per noi è fondamentale dare alla scuola e alla formazione culturale un ruolo di primo piano. Non sono più giovane ma avendo fatto politica da oltre 40 anni, e avendo sempre militato in un partito politico che ha dei connotati precisi  inequivocabili, che per me è stato sempre punto di riferimento certo, il faro che ha guidato la mia coscienza e il mio intelletto, il tema della cultura lo aggancerei a quello della moralizzazione della politica. 
La cultura, dunque, per  risolvere una questione morale  incancrenita?
E’ innegabile che la politica, pur avendolo qualche volta affrontato il tema della “questione morale”, non è stata mai in grado di risolvere il problema. E questo lo possiamo toccare con mano tutti i giorni. La moralizzazione della politica è una tema che va io insieme, o meglio, a braccetto con la scuola e, quindi la cultura. Come classe politica e come società civile, abbiamo il dovere di tornare a parlare di valori e di etica. Anche nel corso di questa campagna elettorale ho sentito parlare tanto di cose da realizzare, ma poco di valori. Lungi da me dal fare demagogia o di lasciarmi andare a facili populismi su questo argomento. E’ diventato luogo comune dire che non ci sono più valori e che la politica è corrotta. Non sempre è così. Noi abbiamo costatare che l’amministrazione uscente, guidata da Gianni Papasso, ha agito in completa trasparenza, ha realizzato tante opere e tante ne aveva in cantiere. Sono certo che domani Gianni continuerà a lavorare sul solco già tracciato, questa volta sostenuto con entusiasmo da quanti hanno aderito all’Alleanza Civica Democratica Riformista di cui fa parte anche “Vento del Sud”. Un esempio di “buona politica” come quello dato da Papasso aiuta molto il processo di moralizzazione, tuttavia credo che di là delle opere infrastrutturali che devono essere necessariamente realizzate e dei servizi essenziali che non possono più mancare, ritengo che a Cassano ci siano una questione di “coscienza politica cassanese” che manca e che bisogna far maturare. Con una battuta che ormai sa di stantio, oserei dire che “ora che i progetti, o i programmi, sono stati fatti, bisogna fare i cassanesi”.
In che modo pensi che si possano “fare i cassanesi”?
Semplice, basta riagganciarsi al discorso iniziale. Come vedi qui rispunta la necessità della formazione, della cultura e, quindi, della scuola. Vedi, sono convinto ritengo che tra il “villanello ignaro” di leopardiana memoria e l’uomo colto, la differenza sta nel fatto  che il secondo, ossia l’uomo colto, magari soffre di più perché sapendo di più vive con grande senso di responsabilità la sua vita, ma di sicuro non si vende.
Nel Qohelet è scritto: "Grande sapienza è grande tormento: chi più sa, più soffre", e questo è inconfutabile. Ma chi ha una formazione di sinistra come noi sa anche che il grande Feuerbach diceva che “l’uomo è ciò che mangia”, perciò anche chi ha la pancia piena non si vende, non si vende. Soddisfare i bisogni primari dell’uomo per impedire di essere schiavo del potente (leggi politico) di turno, non credi sia prioritario?
Ho dei dubbi su questo. Anche l’uomo che ha la pancia piena, ma che non ha capito da dove arriva questa sazietà, che non ha scalato la “Piramide di Maslow” potrebbe vendersi. Certo è più difficile ma potrebbe farlo. Io però parlavo di appartenenza politica. Parlavo di valori che si sono estinti con il berlusconismo primo e con l’avanzata della nuova politica del “dopo Berlusconi”. Molti, per esempio, oggi trovano normale anche i famosi “salti delle quaglie” o “cambi di casacca”, come dir si voglia. Bisogna cominciare a dire alla gente che lo ha dimenticato, che il trasformismo politico è una prova tangibile del degrado politico. E qui a Cassano abbiamo esempi eclatanti di trasformismo politico. Riacquistare i nostri valori per farne un punto di riferimento certo è il solo modo per aiutare i giovani che non hanno una coscienza politica chiara nel processo di formazione. Ecco perché la cultura, intesa nel suo significato originario – dal latino colere, "coltivare" - è alla base di ogni agire quando si persegue il bene comune.
“Coltivare”, certo, purtroppo in una società complessa come quella odierna in cui la tecnologia la fa da padrona, la cultura è quasi demonizzata. Questo inevitabilmente ha contribuito a creare quell’appiattimento generale che ha portato al pensiero unico, all’omologazione. Nella politica, poi, come in televisione, il pressapochismo pare essere diventato un pregio. Inevitabilmente, l’assenza di cultura porta sempre più a privilegiare “l’avere” e non “l’essere”. E’ possibile secondo te un’inversione di rotta?
La cultura per me è alla base di una società evoluta.  Ovviamente quando parlo di cultura io parlo di quel sapere che include le conoscenze pratiche e tecniche. E’ ovvio che la cultura non va intesa solo come sapere scolastico ma come tutto il vissuto che arricchisce la nostra persona, dal punto di vista umano, esperienziale e cognitivo. E’ possibile un’inversione di rotta? Certo. Intanto potremmo iniziare con il riappropriarci delle nostre radici, e quando parlo di questo faccio esplicito riferimento alla nostra cultura alle nostre tradizioni. La storia della memoria è la storia dalla quale bisogna partire per incamminarsi verso un futuro di civiltà e di progresso. E poi bisogna mettersi al servizio della cultura la tecnologia. Perché a dire il vero è davvero difficile da comprendere come in un mondo in cui, grazie alla tecnologia che ci ha regalato Internet e i dispositivi più disparati per essere sempre “connessi”, tutto sia appiattito, culturalmente parlando. Grazie alla Rete abbiamo a disposizione libri, film, giornali, forum per scambi di idee. Non sfruttare anche questo strumento per cambiare rotta ripartendo proprio dalla cultura, sarebbe davvero sciocco. 
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