Cassano All’Ionio, caso Garofalo: storia di una revoca necessaria

“Revoca Presidente del Consiglio Comunale”, primo punto all'ordine del giorno della seduta consiliare del 19 settembre 2016.  E revoca fu: Luigi Garofalo non è più il Presidente del Consiglio Comunale di Cassano All'Ionio.

 

E’ inevitabile, oseremmo dire umano, che ci si chieda: “Perché?"; "Che cosa ha portato a questa decisione tanto insolita quanto sofferta?”. La delicata e incresciosa vicenda ha origine nel mese di maggio 2016, periodo in cui a gestire l’Ente comunale cassanese era il Commissario Prefettizio, nella persona della dottoressa Emanuela Greco.

 

Intorno al 10 agosto 2016 a guidare il Comune c’è di nuovo Gianni Papasso, rieletto a furor di popolo il 5 giugno. Il geometra del Comune Francesco Garofalo si reca dal Sindaco. Il tecnico, un po’ preoccupato e in via del tutto confidenziale, informa il Primo Cittadino che in giro circolano voci su una probabile interdizione, in base alla legge antimafia, della Impresa Garofalo Group Srl. Alla ditta in questione, dopo regolare gara di appalto espletata sotto la gestione commissariale, da pochi giorni sono stati affidati dall’Ente comunale i lavori della messa in sicurezza della Scuola Media Biagio Lanza. Il Sindaco allertato, immediatamente attiva tutte le verifiche del caso. Chiede all’Ufficio Tecnico di controllare via Internet se davvero esiste l’interdizione e alla Segreteria di accertarsi se per caso siano sfuggite al controllo missive arrivate dalla Prefettura. Ma nulla. Nell’Ente non c’è traccia che provi l’interdizione della Ditta Garofalo. Così Gianni Papasso sollecita il geometra Garofalo a chiedere per iscritto alla Prefettura se nei confronti dell’impresa Garofalo esistano atti interdittivi.

 

Il 12 agosto il geometra Garofalo invia, tramite mail, la richiesta al Prefetto. Poi lo stesso geometra interpella l'ex Commissario dottoressa Greco, che conferma i rumors: la Garofalo Group è davvero interdetta. A quel punto un altro tecnico del Comune, il geometra Pennini, riesce a ottenere copia dell’atto prefettizio. Il Sindaco Papasso in quei giorni è fuori sede. Al suo rientro, trova sulla sua scrivania una busta sigillata lasciata dal geometra Garofalo. Nella busta, ovviamente, c’è l’interdittiva. A quel punto al Sindaco non resta altro da fare che applicare rigorosamente la legge.  E la legge in materia è chiara: tutti i rapporti fra l’Amministrazione e l’impresa Garofalo, devono cessare immediatamente, e i contratti rescissi ad horas. E così è stato fatto.

 

Per capire come una ditta interdetta possa vincere una gara d’appalto, bisogna fare un passo indietro. 

 

In data 28 gennaio 2016 l’Ufficio Tecnico del Comune aveva chiesto alla Banca dati nazionale, informazioni sulla Garofalo Group. All’epoca però la ditta non era ancora stata sottoposta a provvedimenti interdittivi, perciò il certificato ottenuto era “negativo”: l’impresa era pulita. Ed è questo il certificato, che ha la validità di un anno, che troviamo allegato agli atti della gara di maggio. L’appalto vinto, dunque, per quanto riguarda la documentazione, è del tutto regolare. Il problema sta nel fatto che a maggio la ditta già sapeva dell’interdizione e ha taciuto.

 

In seguito succedono altri fatti di una gravità inaudita. In data 8 giugno, giorno successivo alla proclamazione del Sindaco Papasso, l’Ufficio Tecnico emette una determina a contrarre per la pubblicazione di un avviso pubblico inerente l’appalto della manutenzione della rete idrica. Ebbene a quella gara osa partecipare anche la Garofalo Group srl. La gara si definisce il 27 giugno, il nuovo Consiglio Comunale si era insediato appena il 23 dello stesso mese, e con il 58% di ribasso ad aggiudicarsela è proprio l’impresa Garofalo.  

 

Come ha fatto a partecipare, e a vincere, anche a questa gara la ditta Garofalo? Mentendo spudoratamente. Il Codice delle Leggi Antimafia (DPCM n. 193/2014) all’articolo 83, comma 3 sancisce che per “provvedimenti gli atti, i contratti e le erogazioni il cui valore complessivo non supera la cifra di 150.000,00”, il certificato antimafia rilasciato dalla Banca dati nazionale non serve. Perciò con una semplice “autocertificazione” in cui l’impresa sotto la sua responsabilità afferma di essere “pulita”, a pieno titolo si può partecipare al bando di gara.  Nel nostro caso, nell'autocertificazione la Garofalo Group, raggiunta da interdittiva il 10 maggio, si è guardata bene dal segnalare il suo attuale “impedimento”. 

 

C’è modo per l’Ente di evitare che tutto ciò accada? Pare di no, giacché la Prefettura non ha l’obbligo di informare i sindaci su eventuali procedimenti in atto nei confronti di un’impresa quando questa non è tenuta a esibire il certificato antimafia. Perciò per l’Ente non c’è modo di sapere se l’appaltatore sia davvero “senza macchia” o no; tutto dipende dalla correttezza e dalla serietà dell’impresa di turno.

 

Il comportamento scorretto dell’Impresa Garofalo, però, non si esaurisce con l’autocertificazione falsa. La ditta non paga di quanto ottenuto con la mancanza, continua nel suo agire indegno che raggiunge il suo apice il 13  luglio 2016.  In quel giorno, infatti, davanti a televisione, cittadini, dirigenti scolastici e dirigenti comunali, il titolare dell’impresa accetta dalle mani del Sindaco – che,  si ribadisce, fino a quel momento era del tutto ignaro dell'interdittiva - la consegna dei lavori della Scuola Media Biagio Lanza

 

Anche se dall'impresa fanno sapere che, fino a ora, non sono mai finiti nelle maglie della giustizia, che non hanno mai ricevuto un avviso di garanzia e nessuna denuncia, è innegabile che comportamento della Garofalo Group Srl nei confronti dell’Amministrazione appare sleale, colpevole e, per questo, gravissimo. E questo è sotto gli occhi di tutti. O, meglio, di tutte le persone di buon senso che avendo occhi per vedere e orecchie per sentire, non hanno interesse a strumentalizzare la vicenda. 

 

Oggi il Comune di Cassano All’Ionio, applicando lucidamente e rigorosamente la legge senza influenze emotive e/o di parte, ha rotto ogni rapporto con la Garofalo Group Srl e le irregolarità costatate nelle pratiche sono state puntualmente trasmesse dall'Ufficio Tecnico a chi di competenza.

 

Ma torniamo al “caso Luigi Garofalo”. In altri Comuni la vicenda si sarebbe conclusa con la risoluzione dei contratti. Ma che cosa succede quando il titolare dell’impresa interdetta è il fratello del Presidente Comunale dell’Ente per cui quella stessa impresa lavora?

 

Ed è qui che la vicenda diventa ancor più delicata. Anche se Luigi Garofalo, così come hanno più volte ribadito sia il Sindaco Papasso sia la sua maggioranza, non ha legame alcuno con l’impresa in questione; anche se a lui sono arrivati dall'amministrazione tutta attestati di stima, avrebbe potuto mai conservare la sua carica senza che ci fossero conseguenze importanti sulla credibilità dell'amministrazione e sulla sua azione di governo? Evidentemente no, visti anche i tempi che corrono.

 

Su questa storia si è detto di tutto e il contrario di tutto. L’ormai ex presidente del Consiglio ha perfino urlato ai quattro venti di essere una vittima sacrificale di Papasso. I giornali, riportando le parole dell’opposizione, hanno parlato di “capro espiatorio” e di “notte dei lunghi coltelli”. Insomma, le chiacchiere si sono sprecate e la fantasia si è sbizzarrita. Ma la verità è sempre nei fatti. 

 

E i fatti ci dicono che il Sindaco Papasso ha fatto di tutto per evitare che si arrivasse alla revoca in Consiglio del Presidente, peraltro scelto da lui stesso circa due mesi fa. Non si capisce perché un Sindaco dovrebbe dare la carica più rappresentativa della sua Amministrazione a uno che odia o che non stima.

 

I fatti ci dicono che quando il Sindaco per capire come stavano le cose ha invitato a un colloquio Luigi Garofalo, questo stesso ha stigmatizzato il comportamento scorretto della ditta del fratello. 

 

I fatti ci dicono che il Sindaco, pur sottolineando mille e mille volte che l’ex Presidente non ha legami con l’impresa familiare, ha chiesto con il cuore in mano a Luigi Garofalo di fare un passo indietro. Lo ha fatto non perché  ritenesse l'ex presidente responsabile di qualcosa, non perché avesse qualche dubbio sulla sua persona o sul suo operato, ma perché vista la situazione, le sue dimissioni sarebbero state un “grande gesto di generosità”.  Un passo indietro chiesto come atto di "opportunità istituzionale". Un Ente Comunale non può né disinteressarsi, né imporre un’etica pubblica, ma deve fare di tutto per promuoverla. Un’amministrazione pubblica deve assumere l’etica come valore essenziale sia sociale, sia di responsabilità personale. E chi è chiamato a gestire la cosa pubblica (specialmente le più alte cariche), all'etica deve sapere sempre conferire la forma del più rigoroso dovere civico.

 

In parole povere, non ci vuole molto per capire che non si può fare il Presidente del Consiglio di un Ente quando il proprio fratello è titolare di un’impresa, interdetta, che come hobby ha quello di ingannare reiteratamente lo stesso Ente. Non si può perché nessuno crederebbe che quella ditta non sia in qualche modo “favorita” dalla presenza in Consiglio del fratello. Non si può perché un Comune deve tendere sempre alla trasparenza e alla legalità. Non si può perché il messaggio non detto che si leggerebbe tra le righe sarebbe deleterio per l’Ente, ma soprattutto per Cassano, inteso come collettività di cittadini.

 

I fatti ci dicono che, dopo il rifiuto a dimettersi di Luigi Garofalo, il Sindaco Papasso si è recato personalmente dal Prefetto per informarlo dei fatti e per chiedere consiglio sul da farsi. Il Prefetto, concordando sulla linea di comportamento scelta dal Primo cittadino di Cassano, ha anche confermato che la famigerata interdittiva, inviata alla Provincia di Cosenza e a tutta una sfilza di altri enti, non è stata mai inviata ai Comuni, Cassano incluso. 

 

I fatti ci dicono che in qualsiasi parte del mondo, in un caso simile, le dimissioni del Presidente le avrebbe chieste a viva voce l’opposizione. Invece a Cassano l’opposizione si schiera, e nemmeno tanto velatamente, dalla parte di Luigi Garofalo. In compenso si chiedono le dimissioni dell’Assessore ai Lavori Pubblici, Salvatore Tricoci, che in questa vicenda non c’entra assolutamente nulla perché non solo non ha firmato atti, ma all'epoca degli eventi non si era ancora insediato. E, come se non bastasse qualcuno, in un delirante crescendo salviniano, chiede persino le dimissioni del Sindaco. 

 

I fatti ci dicono che gli abitanti della “Casa dei Moderati”, così come si legge in un loro documento, sapevano dell'interdittiva già da qualche tempo. Sapevano ma tutti hanno taciuto. Perché? Per discrezione? Per omertà? O si stava alla finestra ad aspettare un passo falso dell’Amministrazione? Scusate, ma in questi giochetti di bambini “infelici”, il tanto sbandierato “bene per il paese” dove si colloca? 

 

I fatti ci dicono che l’opposizione nel Consiglio Comunale del 19 settembre ha abbandonato l’aula - chapeau! per il dottor Franco Tufaro, il solo che responsabilmente è rimasto al suo posto -, adducendo motivi fumosi e, ai più, incomprensibili. Non volevano schierarsi? Volevano salvare il Presidente per ritrovarselo alleato contro il Sindaco? Non possiamo, e non vogliamo, saperlo. E non ci appassionano nemmeno i processi alle intenzioni. Ma anche qui l’etica, il senso di responsabilità, la buona politica, il bene comune, dove si collocano?

 

Dare le dimissioni per il signor Luigi Garofalo sarebbe stato un gesto di grande responsabilità, un atto dignitoso e per lui salvifico. Quel primo punto all'ordine del giorno, “Revoca Presidente del Consiglio Comunale”, di sicuro, è stato un atto necessario. 

 

Eleonora Gitto

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