A piedi da Rovigo a Sibari: Giuseppe Rociola rende omaggio a Veneto e Calabria

Da Rovigo a Sibari segnando la penisola coi propri passi: Giuseppe Rociola rende omaggio a Veneto e Calabria. L'ex ispettore di Polizia è un uomo felice. Ha raggiunto il suo obiettivo: ha percorso 1.500 chilometri rigorosamente a piedi. E se a qualcuno viene in mente anche solo per un attimo che non è così, basta sentirlo parlare.

 

Perché, oltre al suo rigore morale, traspare una tempra da mulo, a metà fra la cocciutaggine calabrese e il mulo alpino delle terre venete, dalle quali è giunto e nelle quali ha lavorato per tanti anni.

 

Giuseppe parla di omaggio a due terre che, arrivata ormai l'età della pensione, gli sembrava un obbligo dover offrire. Veneto e Calabria. E ci doveva essere un modo originale e al contempo forte per rendere questo tributo: assaporare con le sole proprie forze la terra calcandola con i propri piedi come facevano i pellegrini dei tempi antichi, sfidando la fatica, ma a volte anche il disorientamento, la sete, e qualche avversità di troppo.

 

Come quando, racconta, è stato circondato da un branco di cani maremmani ringhianti a difesa del proprio gregge di pecore. In quel caso se l'è vista brutta, ma ha mantenuto il sangue freddo ed è riuscito a cavarsela. Oppure quando non ha calcolato bene le distanze in una tappa del percorso e, fra le montagne, si è trovato pressoché fuori dall'itinerario con una sete terribile e tantissimi, troppi chilometri da percorrere ancora fino all'arrivo della tappa successiva.

 

Lui si definisce un “lavoratore di sciabola”, uno che “non usa il fioretto”; sicché in quest'impresa, come suo solito, ha inteso usare la sciabola gettando il cuore oltre l'ostacolo e usando tutta la propria forza, quella che gli consentono ancora i suoi 61 anni. Barba bianca, sguardo fiero e calvizie avanzata, il Calabrese, come lo chiamavano al lavoro in Veneto, percorrendo una sorta di Via Sacra in un itinerario costellato dalle vestigia di luoghi e paesi ove hanno dimorato santi importanti, se n'è giunto a Sibari, il suo luogo natio. Amato, agognato, atteso.

 

E all'arrivo c'era una signora che l'ha abbracciato così forte come sa fare solo una madre dall'alto della sua veneranda età. Un abbraccio di terra. Legata alla terra, e a quel figlio che era sì dono suo, ma anche dono di questa terra calabra straordinaria. Dono di Sibari. E poi la famiglia veneta, orgogliosa di questo connubio così fecondo fra nord e sud della Penisola.

 

E ancora il Sindaco di Cassano All'Ionio Gianni Papasso, di cui Sibari è parte, che gli ha conferito con orgoglio, e tanta commozione, la Civica Benemerenza.

 

E poi tante altre persone fra parenti e amici. Persone che hanno capito che questo orgoglioso e tenace signore, Ispettore Capo della Polizia di Stato, aveva compiuto davvero un'impresa straordinaria. Un piccolo grande uomo dei due mondi, del Nord e del Sud Italia. Due mondi così diversi ma legati insieme da un gesto dall'alto valore simbolico, e dall'ancora più alto impegno fisico e di volontà. I nostri complimenti Ispettore. Bentornato Giuseppe.

 

Eleonora Gitto
Giornalista – Webmaster
Staff Sindaco Papasso

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