Emergenza migranti, il Sindaco Papasso: “Cassano ama, non odia”

Il Sindaco di Cassano All’Ionio, Giovanni Papasso, mercoledì 19 giugno, ha voluto incontrare gli operatori della stampa per dare chiarimenti sulla emergenza migranti che tanto ha fatto discutere in questi giorni.

 

Emergenza migranti - Stato delle cose e iniziative da intraprendere”, questo il titolo della conferenza stampa aperta dal primo cittadino cassanese con il ricordo di Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia esattamente 25 anni fa. Era il 19 luglio 1992, infatti, quando a Palermo ci fu il vile agguato che provocò la morte del giudice e di cinque uomini della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuele Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

 

“Per raggiungere l'obiettivo della sconfitta della mafia non è sufficiente la repressione penale, ma è indispensabile una rivoluzione culturale", diceva Paolo Borsellino. Quella stessa rivoluzione culturale necessaria per impedire che in futuro un Sindaco debba essere costretto a spiegare il perché si "accoglie" e, cosa ancora peggiore, a stigmatizzare gli atteggiamenti razzisti di alcuni, per fortuna una sparuta minoranza, suoi concittadini. 

 

Il Sindaco Papasso prima di entrare nel merito della vicenda che ha visto il Prefetto di Cosenza, Gianfranco Tomao, aprire le porte del Sybaris Hotel a 143 minori stranieri non accompagnati, ha fatto un dettagliato e approfondito excursus storico sul lavoro svolto dalla sua amministrazione in direzione dell’accoglienza.

 

A Cassano dal 2014 la CIDIS Onlus ha attuato il progetto SPRAR “Mar’haba” finalizzato all'accoglienza e a facilitare i percorsi di inserimento sociale dei richiedenti asilo. I rifugiati di questo Progetto sono ospitati presso Casa La Rocca (centro collettivo, reso disponibile dalla Diocesi di Cassano, che ospita 20 rifugiati) e Casa Russo (un appartamento che ospita un nucleo familiare che di rifugiati ne ospita 9). 

 

“Il Servizio Centrale dello SPRAR (il Sistema di Protezione di Richiedenti Asilo e Rifugiati Italiano) attivato a Cassano funziona bene, tanto che abbiamo dato la disponibilità per ospitare altri 50 rifugiati”. D’altra parte se questo Comune si è guadagnato l’appellativo di “Città dell’accoglienza”, un motivo deve pur esserci. Non a caso la Cidis Onlus il 23 e il 24 giugno in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, ha voluto festeggiare i suoi 30 anni di attività proprio a Cassano. 

 

“Ricordo anche che Cassano è stata fiera di conferire la cittadinanza italiana a Don Joseph Amewouho, il parroco cui è stata affidata la comunità di Doria, e al giovane Sami Ouattara”, ha detto il Sindaco per sottolineare come la sua amministrazione abbia fatto dell’accoglienza  e della solidarietà un punto fermo della propria attività istituzionale. “Saper accogliere nel rispetto della legge per noi è un imperativo categorico”.

 

Fatta questa doverosa premessa, il Primo cittadino ha ripercorso le tappe che si sono succedute dopo il sequestro da parte della Magistratura del Motel Sybaris. Il bene confiscato sia in fase di giudizio ordinario sia in quello riguardante le misure di prevenzione, in seguito è stato “riabilitato” dalla Corte di Appello di Catanzaro, Sezione Misure di Prevenzione. Però la vicenda giudiziaria non è ancora conclusa, perché come ha precisato in una nota la Dda di Catanzaro la struttura “rimane nella disponibilità dell’Agenzia dei beni confiscati in quanto già acquisita al patrimonio dello Stato, anche sulla scorta di una Sentenza del Tribunale di Castrovillari, divenuta definitiva in data 24 giugno 2013, che, affermando la responsabilità penale per più delitti di usura aggravati dalla mafiosità di Costa Francesco e Costa Vincenzo, disponeva la confisca, a fini penali, della struttura Hotel Sybaris”.

 

Il Sindaco, quindi, ha ricordato la battaglia che la sua amministrazione ha fatto, quando il bene era stato confiscato, per destinare la struttura a scopi sociali e come si oppose all’epoca alla paventata ipotesi di destinarla alle “vittime della tratta”, cosa che avrebbe inevitabilmente trasformato l’albergo in un vero e proprio  “centro di accoglienza”.

 

Considerata la sua ubicazione, la vocazione turistica, pur destinando il bene a scopi sociali, doveva essere salvaguardata. Sull'argomento furono indette conferenze stampe e riunioni. Furono predisposti atti deliberativi, manifestazioni di interesse e protocolli d’intesa. Insomma, l’attenzione del Sindaco e della sua amministrazione su questo bene è stata sempre molto alta.

 

Poi lo sbarco eccezionale di migranti di questi ultimi giorni: “Il prefetto Tomao, nell’ambito dei poteri che la legge gli attribuisce, di fronte a questa emergenza ha deciso di ospitare nel Sybaris Hotel, per una prima accoglienza, 143 minori non accompagnati. E, per quanto mi riguarda, ha fatto bene perché certamente questi ragazzi non potevano essere lasciati, disidratati, stanchi e affamati, sulla banchina del Porto di Corigliano”. 

 

"Al Prefetto – ha continuato Papasso - abbiamo assicurato la massima collaborazione per superare l’emergenza”. Perché di questo si tratta: di una immane emergenza umana. Una tragedia che non può lasciare nessuno indifferente. Anche Il Governatore Oliverio ha voluto vedere di persona come stanno le cose e ha garantito ai sindaci del territorio che non saranno lasciati soli. 

 

“Si tratta di minori senza documenti, senza genitori, senza nessuno e senza niente. Scappano dalla guerra, dalla carestia. Quegli occhi in cerca di aiuto non si dimenticano facilmente. Far finta di nulla sarebbe stato disumano. Abbiamo fatto fino in fondo il nostro dovere”. 

I minori dovrebbero rimanere al massimo 60 giorni nel Sybaris Motel. “Una volta terminata l’emergenza, se la struttura dovesse essere ritenuta proprietà dello Stato, credo che debba andare avanti il progetto di Libera, della Diocesi di Cassano, il Comune e dell’UNICAL: destinare la struttura a scopi sociali. Questo significa che noi non dobbiamo fare accoglienza? Affatto. Cassano sarà sempre solidale. Cassano darà sempre una mano a chi ha bisogno. Ma Cassano vuole fare accoglienza mettendo a disposizione altri immobili che il Comune potrà individuare. Noi abbiamo fatto e vogliamo fare fino in fondo il nostro dovere, ma ci siamo opposti e continueremo a farlo con forza a quei progetti che volevano fare di Sibari una “cittadella degli immigrati”. 

 

“Difenderemo, come abbiamo sempre fatto, questo nostro territorio. Venerdì, insieme ai capigruppo che vorranno accompagnarmi, andremo a un incontro con il Prefetto. A lui diremo esattamente quanto qui detto: Cassano vuole accogliere i migranti, ma lo vuole fare nei numeri stabiliti dal Ministero degli Interni e dall’Anci”.

 

E contro la disumanità di alcuni commenti, il Sindaco Papasso sfodera un’arma invincibile, quella dell’amore.  “Non si può andare in Chiesa, prendere l’ostia consacrata e non provare alcuna pietà per i propri simili”. Alla fine quelle ultime parole che hanno squarciato i muri dell’Aula Bloise per andare a scolpirsi nel cuore dei cassanesi, di quelli che sanno ascoltare non solo con le orecchie: “Cassano censura l’intolleranza. Cassano ama, non odia”.  

 

Eleonora Gitto

Giornalista Webmaster

Staff Sindaco Papasso

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