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Giovanni Papasso: fino alla morte. La tranquilla determinazione di un Sindaco onesto

 

“Non c'è da difendere la mia, la nostra dignità. C'è da difendere la dignità di Cassano. E lo faremo fino alla morte!”. Giovanni Papasso, Sindaco del Comune di Cassano All’Ionio il cui Consiglio è stato sciolto “ingiustamente” dal Consiglio dei Ministri il 23 novembre 2017, affida i suoi pensieri e le sue intenzioni future a una lunga lettera aperta consegnata alla stampa. Se ne pubblica qui il testo integrale. 

 

"Leggeremo le 200 pagine della relazione della Commissione di accesso. Frase per frase, punto per punto, virgola per virgola la smonteremo con la forza della ragione, della verità, della trasparenza. Nel corso della nostra gestione abbiamo avuto il coraggio di emettere pesanti ordinanze ed eseguirle. Ordinanze mai pensate prima quando, al contrario, alcuni problemi venivano sottaciuti e gli occhi erano foderati di prosciutto.

 

Ripeto, ancora una volta, che ogni appalto, ogni procedimento, anche quelli sotto soglia, venivano comunicati alla Prefettura e mai, ripetiamo mai, abbiamo ricevuto riscontri negativi. Se poi un sindaco e un'amministrazione devono prevedere prima che una ditta può essere attinta da interdittiva, queste sono qualità che appartengono ai maghi o a chi strumentalizza per meschini e mascalzoni fini politici. Abbiamo scoperto che per taluni esiste l'interdittiva retroattiva. Per noi esiste lo stato di diritto. Le ditte che hanno lavorato al Comune sotto la nostra gestione erano le stesse ditte che già lavorano con la precedente amministrazione e hanno continuato a lavorare anche con la gestione commissariale. Quando sono state raggiunte da "interdittiva”, abbiamo attivato spietatamente tutti i meccanismi previsti dalla legge. Abbiamo spiegato alla Commissione, senza essere presi in considerazione, che l'abusivismo edilizio che si registra da sempre sul territorio comunale è assimilabile al "piccolo abuso" e in qualche caso "all'abuso di necessità".

 

Pare che lo stesso Dottor Turco così lo avrebbe definito. La maggior parte delle ordinanze riguardano piccoli abusi che si verificano nella zona della marina e sarebbero addirittura sanabili con il "Piano casa". Le ordinanze per "abuso di necessità" si registrano nella zona della Riforma e in maniera particolare nella zona vincolata. Si tratta, in moltissimi casi, di fabbricati a piano terra realizzati dai figli dei contadini per costruirsi una casa. In queste situazioni il comune non può nemmeno procedere alle acquisizioni giacché le stesse sono in capo all'autorità che ha imposto e determinato il vincolo. Si rammenta agli smemorati che il comune di Cassano è individuato tra quei comuni italiani a forte disagio abitativo. Che c'entra, comunque, con tutto questo il condizionamento o il favore fatto alla mafia? Infatti, non ci troviamo, com’è avvenuto in altri comuni calabresi e no, di fronte ad abusi come consente alla mafia e alla malavita la realizzazione di palazzi, centri commerciali, centri turistici e/o altri complessi senza muovere un dito o, peggio, voltandosi dall'altra parte.  Perché tutto questo viene contestato all'amministrazione Papasso se sono situazioni che si verificano da qualche decennio, quindi anche durante la gestione di altri sindaci e anche durante la gestione del commissario prefettizio? Siamo certi che a questa domanda non seguirà risposta. L’azione deve avere il carattere della strumentalizzazione e deve servire ad ammazzare chi in tante situazioni ci ha messo la faccia. 

 

Il regolamento sulle sanzioni è stato approvato quando ci è stato proposto dall'ufficio, prevede anche la condizione del recupero retroattivo. La legge assegna la competenza e la responsabilità al dirigente dell'ufficio competente. Che responsabilità hanno, cosa c'entrano, quindi, il sindaco e il Consiglio Comunale se eventualmente al momento dell'entrata in vigore della legge il dirigente preposto non ha fatto il suo dovere. In ogni caso, anche in questa circostanza cosa centra la mafia? Dov'è il condizionamento mafioso? Dove è il favore fatto alla mafia? 

 

Per dovere morale è giusto informare che sono tanti, tantissimi, i comuni della provincia di Cosenza, della Regione e del Paese che ancora non hanno applicato le sanzioni e sprovvisti di regolamento.

 

Siamo fieri di aver aiutato i poveri. Abbiamo agito nella consapevolezza di trovarci a operare su un territorio ad altissimo disagio sociale. Siamo fieri che sotto la nostra gestione "i poveri cristi" abbiano potuto trovare le porte aperte. Papa Francesco, qualche giorno fa, ha voluto indire la Giornata Mondiale della Povertà, cui abbiamo espresso adesione, massima condivisione e solidarietà.  La povertà non si risolve e non si combatte con le pratiche burocratiche, ma con l'abbraccio, la condivisione, la consapevolezza e la concretezza. Questo è stato fatto nel Comune di Cassano All’Ionio. Ci sono state circostanze in cui per queste azioni in Prefettura siamo stati apprezzati e incoraggiati ad aiutare il disagio sociale e chi aveva bisogno. Ai poveri non interessano i regolamenti! Questo interessa a chi siede su comode poltrone ben retribuite!

 

Anche il regolamento che il Consiglio comunale ha licenziato all'unanimità, quindi, col voto dei miei oppositori, legittima quanto, per altro, a tal riguardo è avvenuto nel Comune di Cassano All’Ionio. Mi si può spiegare anche di fronte a queste situazioni, dove è il condizionamento mafioso? Dove è il favore fatto alla mafia? Al contrario non è più bello e più giusto pensare che forse abbiamo allontanato il povero dal tentativo di rivolgersi alla mafia per sopravvivere?

 

Abbiamo liberato gli immobili del comune dall'abuso. Sono i fatti che parlano. Possiamo documentarlo e lo documenteremo. Per ciò che concerne il "caso Maritato", volutamente si omette di dire che abbiamo recuperato al patrimonio del Comune 35 dei 42 ettari di terreno che i Signori Maritato occupavano. Abbiamo recuperato e abbiamo le chiavi del palazzo gentilizio. Solamente per sette ettari che costituivano, per altro, il nucleo aziendale, dove trovano, tra l'altro, dimora 250 mucche e bovini, un allevamento avicolo e gli alloggi degli addetti all'azienda, è stato impossibile per motivi oggettivi e obiettivi procedere all'immissione in possesso. Infatti, l'ufficiale giudiziario da noi incaricato in più circostanze ha sempre dichiarato l'impossibilità all'acquisizione e all'immissione in possesso.

 

Di fronte a questa impossibilità e con il parere del legale di fiducia dell'Ente e il parere favorevole degli uffici, il Consiglio Comunale, e non una forma alla "chetichella", ha deliberato di autorizzare gli uffici a regolarizzare la pratica con la forma della licitazione privata, peraltro in virtù delle leggi che regolano la materia. Possiamo, quindi, dire che dopo trent'anni di occupazione il Comune ha recuperato 35 ettari di terreno, un antico palazzo gentilizio e ha fatto pagare un canone adeguato per il nucleo aziendale. Un risultato storico! 

 

Non esiste nessuna strana storia per ciò che concerne il terreno dal quale il Papa ha scomunicato i mafiosi. Desta stranezza e meraviglia il tentativo di un certo quotidiano di mistificare fatti e circostanze. In quella circostanza i Signori Maritato, per l'utilizzo dei terreni di proprietà del Comune non hanno ricevuto alcun indennizzo. Ricevettero, invece, un giusto, sacrosanto, legittimo indennizzo per i mancati ricavi del raccolto per novanta ettari di terreno di proprietà di Italia Turismo e che il Comune chiese di utilizzare per la visita papale. Il paradosso è che taluni vorrebbero attaccare l'etichetta di mafioso a chi la mafia l'ha combattuta concretamente ricevendo minacce, insulti, sputi e danni e si vorrebbe, invece, far passare per "angioletti" coloro i quali, per anni, hanno avuto gli occhi foderati di prosciutto.

 

I miei consiglieri comunali, quelli del mio schieramento, sia dal maggio 2012 al novembre 2015 che dal giugno 2016 al novembre 2017 non hanno mai provato a condizionarmi. Hanno agito sempre con me in difesa e per il bene comune. Coloro i quali hanno tentato di condizionarmi si trovano nell'altro schieramento e, se oggi mi odiano così tanto diventando delatori, diffamatori e "autospurgo" di fango, è solo perché ho detto NO alle loro richieste. Quel NO ha determinato la caduta davanti al notaio della mia prima amministrazione. 

 

Il Dottor Turco, il Capitano Barone e l'Ingegner Trecroci non sono infallibili. Immagino non abbiano nemmeno letto la corposa relazione che ho consegnato loro con le mie mani. Se l'avessero letta approfonditamente e se, soprattutto, avessero fatto i rigorosi riscontri che il caso meritava, si sarebbero accorti che il defunto Maritato Orlando o il di lui figlio, non centrano proprio niente con il contratto concernente i terreni.

 

Prendo atto di quanto avvenuto, e anche prima di leggere la relazione, sono pronto a un confronto pubblico, in qualsiasi luogo con quanti lo vorranno, con i giornalisti, anche con quelli del giornalismo "giustizialista", per dimostrare che è stata commessa una gravissima ingiustizia, non solo nei miei confronti ma nei confronti dell'intera città di Cassano All’Ionio.

 

Domenica nell'incontro con la cittadinanza porteremo le carte, dimostreremo la nostra lealtà, la nostra onestà e la nostra trasparenza. Spero tanto che partecipi anche il giornalista del quotidiano giustizialista al fine di aprire anche con loro un contraddittorio per testimoniare le nostre verità. Nel frattempo, in attesa di poterci difendere nelle opportune sedi, ribadiamo che è stata consumata gravissima ingiustizia. Ribadiamo, soprattutto, con forza e determinazione che non cediamo. La campagna scandalistica che è stata montata nei miei confronti, che continua in maniera spudorata, non mi spaventa, al contrario mi invoglia ad andare avanti. Non c'è da difendere la mia, la nostra dignità. C'è da difendere la dignità di Cassano. E lo faremo fino alla morte!".

              Giovanni Papasso

 

Redazione

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