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Scioglimento C.C di Cassano, Papasso: la relazione del Prefetto un “colosso dai piedi di argilla”

“La relazione del Prefetto? Un “colosso dai piedi di argilla”: l’amara dichiarazione di Giovanni Papasso, Sindaco uscente di Cassano All’Ionio, dopo il comunicato emesso a seguito della relazione del Ministro, che ha determinato lo scioglimento del Consiglio Comunale di Cassano All’Ionio.

 

“Prendiamo atto –scrive Papasso - della relazione del Signor Prefetto di Cosenza, utilizzata dal Ministero per promuovere la dissoluzione degli organi amministrativi del Comune. Dalla stessa, anche se a prima lettura può ingenerare preoccupazioni e/o può essere definita “forte”, emergono tante inesattezze e fatti non riportati correttamente, evidentemente non verificati, con una descrizione conclusiva che mostra un’immagine dell’amministrazione totalmente difforme dalla realtà dei fatti”.

L’incipit

“Il cappello iniziale a fondamento della stessa descrive giovani ragazze e ragazzi, così come ha fatto in precedenza il Sen. Morra, quasi come una “longa manus” delle consorterie mafiose del territorio.

Al contrario, si tratta di bravissimi giovani professionisti e di padri di famiglia, desiderosi di tagliare qualsiasi legame con fatti antichi e di riscattarsi, costruendosi un proprio futuro nel solco della correttezza e della legalità.

Le parentele

“Il quadro delle parentele e delle frequentazioni riportato nella relazione prefettizia è per stessa ammissione del Prefetto non idoneo di per sé ad assurgere a elemento identificativo di collegamento con la criminalità organizzata. Sono i fatti che lo dimostrano e lo testimoniano. I consiglieri di maggioranza in Consiglio Comunale hanno consumato atti coraggiosissimi, sia in maniera palese sia nel segreto dell’urna, contro la mafia e la criminalità organizzata”.

Le dichiarazioni del consigliere di minoranza

“Al contrario, emerge che qualche consigliere di minoranza - che è uno degli artefici di quanto accaduto – dinanzi all’acquisizione al patrimonio comunale di un bene confiscato alla mafia, è arrivato addirittura a vilipendere la magistratura e lo stesso Prefetto. A riguardo dispiace che nella relazione viene omesso di dire che fu il Sindaco Papasso, con nota scritta, a informare la Procura della Repubblica di Castrovillari sulle dichiarazioni rese dallo stesso consigliere di minoranza in questione”.

L’equivoco “Maritato”

È poi sgradevole verificare che addirittura nella relazione si valorizzi la presenza in una vicenda amministrativa di persona qualificata come "legata alle consorterie mafiose", imbattendosi in un ingiustificabile errore di persona, quasi a voler rimarcare a tutti i costi la volontà di favorire personaggi legati alla criminalità organizzata: anche a costo di rappresentare una realtà assolutamente diversa da quella vera. Dinanzi al Giudice che dovrà interessarsi della vicenda, si chiarirà che Maritato Salvatore, sottoscrittore del contratto con il Comune di Cassano, non è il Maritato Salvatore “indagato e condannato nell’operazione Omnia per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. e attualmente sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata” e, pertanto, i sottoscrittori del contratto di locazione non hanno nulla a che vedere con la criminalità organizzata. Né da tanto può trarsi condizionamento nell’attività dell’amministrazione. D'altronde, gli stessi Maritato con dovizia di particolari lo hanno già rappresentato in una nota, seppure inutilmente, al Sig. Ministro dell’Interno, al Sig. Prefetto di Cosenza e al Presidente della Commissione di accesso gli atti, allegando alla stessa nota i certificati del casellario giudiziale che riportavano un unico precedente: “nulla”. Stupisce che nella stessa relazione, oltre alla tanta confusione fatta, voluta o non, non viene rimarcato ed evidenziato che sono tornati nella esclusiva disponibilità del Comune, dopo circa un trentennio, 35 ettari di terreno su 42, oltre all’antico e bellissimo palazzo gentilizio, e che per la prima volta il Comune percepisce un cospicuo reddito, in cambio di soli 7 ettari costituenti il nucleo aziendale, da cui attingono lavoro diverse famiglie. È per noi, comunque, un risultato storico!

La vicenda Garofalo

Per quanto concerne la vicenda della Garofalo Group, abbiamo già ampiamente dimostrato la linearità di comportamento dell’amministrazione comunale, revocando l’appalto aggiudicato durante la gestione commissariale e pervenendo addirittura alla revoca del Presidente del Consiglio Comunale, a tutela dell’immagine del Comune. Sono stati tranciati subito tutti i rapporti con l’impresa stessa, nonostante ciò abbia costituito il passaggio dell’ex Presidente del Consiglio Comunale alla compagine di opposizione. Ancora, appare risibile la considerazione secondo la quale sono stati concessi dei contributi a indigenti, per “cementificare” il consenso elettorale: in verità, il risultato elettorale è stato così straordinario da non aver bisogno di successive “cementificazioni”.

I “peccaminosi “contributi”

La nostra amministrazione ha operato fortemente, tra l’altro, nel sociale, aprendo le porte agli ultimi e aiutando chi viveva nella disperazione del disagio sociale e dell’indigenza. Una giusta e seria riflessione a riguardo avrebbe dovuto indurre coloro i quali hanno immaginato “la cementificazione” a pensare l’esatto contrario e, cioè, considerare l’aiuto, peraltro di modestissima entità, come un segnale per allontanare dalla criminalità il bisognoso, che spesso è preda proprio degli appetiti famelici delle consorterie.

Abusivismo e demolizioni

Per quanto concerne la parte riguardante l’abusivismo edilizio, solo a titolo di esempio, sono dimostrabili forti atti impressi dall’Amministrazione Papasso: la demolizione di manufatti sul demanio marittimo, il recupero di beni di proprietà demaniale, la vicenda del cimitero, il caso concernente l’ordinanza di eradicamento di un consistente agrumeto con annesse opere nella riserva naturalistica della foce del fiume Crati, la vicenda del cantiere dei Laghi di Sibari. Ci sono esempi del genere realizzati nel passato? Nessuno è stato favorito, tantomeno personaggi in odore di mafia: il comportamento è stato lineare per tutti; così come avviene nella maggior parte dei comuni d’Italia, le demolizioni è stato impossibile eseguirle per carenza di risorse. D’altronde, esiste agli atti, in proposito, una richiesta di fondi avanzata dell’ex dirigente dell’Ufficio Tecnico, ing. Servidio, al commissario prefettizio, che è rimasta, però, inevasa. E, comunque, è doveroso sottolineare che nelle aree sottoposte a vincolo, la competenza sulle acquisizioni e/o demolizioni è in capo all’ente cui spetta la tutela del vincolo stesso, nel caso di specie la sovraintendenza, ovvero il ministero dei beni culturali.

Gli appalti

Per quanto concerne gli appalti, inoltre, prendiamo atto con viva soddisfazione che non sono stati censurati o oggetto di sospetti i numerosi appalti di importo rilevante, mentre si parla di “spezzettamento” degli interventi per la manutenzione e la pulizia delle spiagge comunali, sol perché si è distinta la pulizia manuale da quella meccanica; in ogni modo, l’importo sommato dei due appalti non ha mai superato la somma di € 15.000 l’anno. Per quanto concerne, invece, lo “spezzettamento” dell’appalto del verde pubblico, è da precisare subito che ciò è avvenuto nella primavera del 2016, durante la gestione commissariale. Si è ricorso alla procedura negoziata, previa manifestazione di interesse, nell’ambito delle disposizioni di Legge. Anche gli interventi di manutenzione della rete idrica (per lo più rotture sulla rete idrica e fognante) sono avvenuti con le stesse modalità e procedure delle gestioni precedenti all’Amministrazione Papasso, compresa quella del Commissario Prefettizio e, comunque, nel rispetto di quanto stabilito dal Codice degli Appalti.

 

Dimostreremo, carte alla mano e nelle sedi opportune e competenti, che tutte le imprese che hanno operato con la nostra amministrazione erano in possesso della certificazione antimafia, ovvero, quando tale certificazioni non erano dovute, che sulla richiesta di informazioni del Comune non è intervenuto alcun atto ostativo della Prefettura. Le interdittive che hanno colpito alcune di queste ditte sono state emanate, infatti, quando i rapporti con il Comune erano totalmente cessati. Dispiace moltissimo che anche nella relazione del Prefetto si contesta al Sindaco la partecipazione al funerale di un’anziana signora e che il Sindaco viene associato a elementi della criminalità.

Il funerale

Stupisce e dispiace altresì il fatto che non viene rimarcata la considerazione che il Sindaco ha partecipato da privato cittadino e non da primo cittadino alle esequie e che a quel funerale hanno partecipato centinaia di persone, così come altri rappresentanti politici, che non vengono, però, menzionati nella relazione. L’agire del Sindaco Papasso, sia come privato cittadino che come amministratore della cosa pubblica, è stato improntato sempre al concetto della solidarietà e della vicinanza umana. Il racconto della vicenda è così umiliante, che dovrebbe disturbare la coscienza di chi ha pensato di utilizzare la partecipazione ingenua a un funerale come motivazione per addivenire alla dissoluzione degli organi amministrativi.

Le intimidazioni al Sindaco

Potremmo ribattere frase per frase, virgola per virgola, sulle relazioni, ma in questa fase non occorre e tantomeno è opportuno. Prendiamo atto, però, con vivissima amarezza e disappunto, che la relazione è stata predisposta con una forte ed evidente accentuazione di connotazioni negative di fatti ed elementi che, se raccontati per intero e correttamente avrebbero condotto a un risultato diverso da quello che sembra quasi forzatamente indotto: vale a dire lo scioglimento del Consiglio Comunale. Emerge e stupisce anche il fatto che nella relazione non si dica che questo Sindaco ha subito numerosi e pesanti intimidazioni di chiaro stampo mafioso, in virtù della sua coraggiosa azione amministrativa, che addirittura hanno indotto gli stessi organi dello stato che oggi hanno determinato il suo allontanamento dal Comune, a dotarlo di un sistema di protezione e di vigilanza.

Neanche un cenno nella relazione dei tantissimi risultati positivi raggiunti.

L’ingiustizia

Pertanto, esprimiamo ancora una volta, la sensazione di aver subito una gravissima ingiustizia, per la quale siamo certi, che qualcuno ne senta il peso sulla propria coscienza. La nostra è pulita e tranquilla; abbiamo operato nel rispetto delle norme e delle leggi del Paese e abbiamo combattuto con azioni concrete la mafia e la criminalità organizzata, al contrario “di certi professionisti dell’antimafia”. Convinti e sicuri della nostra onestà, continueremo a camminare a testa alta, a guardare direttamente negli occhi i cittadini e, con la schiena dritta, continueremo ad amare la città e i suoi abitanti.

 

Con questo comunicato intendiamo anche informare la comunità che non ci lasceremo trascinare in qualsiasi polemica o strumentalizzazione, abbandoneremo alla goduria del cinismo gli sciacalli e che lavoreremo insieme ai nostri legali per difendere nelle sedi opportune non tanto noi stessi, ma soprattutto Cassano.

 

Gianni Papasso- Sindaco uscente di Cassano All’Ionio

 

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